La vita di Don Antonio Rossi

Don Antonio Rossi
Don Antonio Rossi

Su richiesta di Diva Cristina ed Eugenio, che hanno avuto la lodevole iniziativa di pubblicare le “Omelie di Don Antonio Rossi”, scrivo molto volentieri queste brevi note per raccontare e testimoniare alcuni momenti salienti del percorso lavorativo e spirituale di don Antonio, essendo stato uno dei suoi primi figli e fratello spirituale in terra di Calabria e aver costantemente camminato insieme a lui fin dall’inizio per circa quarant’anni.

Antonio Rossi nacque a Valdagno (VI) il 13 settembre 1932, da Giuseppe ed Eugenia Della Vecchia. Ultimo di quattro figli, visse con i genitori e i fratelli Francesco, Enrica e Teresa i suoi primi anni a Valdagno nel villaggio aziendale della Marzotto, dove lavorava suo padre. Nella cittadina veneta si diplomò da perito tessile col massimo dei voti, tant’è che il Preside lo trattenne a lavorare nell’istituto come assistente di laboratorio.

Nei momenti liberi studiava e suonava il flauto traverso nell’orchestra cittadina.

Aveva spesso conversazioni di lavoro con un ingegnere della Cognetex, grande azienda di Imola (BO), produttrice di macchine tessili e leader mondiale del settore. Fu in uno di questi incontri che fu chiesto ad Antonio di essere assunto nella prestigiosa azienda imolese come tecnologo. Accettò e la sua serietà, compostezza e professionalità si distinsero rapidamente in Italia e all’estero, risolvendo i problemi a cui era preposto e non sottraendosi mai a trasferire le sue conoscenze ai clienti, colleghi e sottoposti. Impartiva a tutti “i segreti del mestiere”!

Eugenio, che vive a Imola da quarantasette anni, che ha lavorato anche lui per trentanove anni alla Cognetex, fino alla pensione, divenendo nel 1990 il successore tecnologo di Antonio, mi ha confidato che Antonio era molto apprezzato non solo per la sua professionalità, ma per la sua rettitudine, esempio di vita e punto di riferimento.

Antonio era molto stimato a Imola e ci stava bene. Anche in parrocchia aveva trovato un ottimo ambiente; sua sorella Teresa spesso soggiornava a Imola con lui, i due fratelli erano molto uniti fra loro, pregavano insieme, si confrontavano e sostenevano spiritualmente con reciprocità, tutto in armonia e serenità! Ma il suo desiderio intimo era quello di mettere la sua professionalità al servizio di aziende in difficoltà a reperire un tecnologo tessile o un capo reparto, pensava a qualche fabbrica tessile del terzo mondo, molte delle quali da lui conosciute nelle varie trasferte di lavoro e dove aveva constatato una forte carenza produttiva e qualitativa. Di ciò si confidava spesso con l’ingegnere della Cognetex.

Intanto in Calabria, a Praia a Mare (CS) da dieci anni era produttivo il “Lanificio di Maratea”, stabilimento del gruppo Rivetti, ma i tecnici di Biella che l’avevano avviato e condotto, uno dopo l’altro, erano tornati a casa loro nel capoluogo piemontese, lasciando lo stabilimento calabrese privo della conduzione del reparto filatura. Fu così che l’ingegnere della Cognetex, informato di tutte le situazioni aziendali del settore, parlò ad Antonio prospettandogli “una missione”, il quale la accolse e accettò volentieri, così nel 1965 assunse l’incarico di capo reparto di filatura nell’azienda calabrese.

Svolse tale mansione per 10 anni, non solo curando la produzione, ma da subito si dedicò ad addestrare i “ragazzi” del suo reparto travasando loro tutte le sue conoscenze, preparandoli tecnicamente per dotare l’azienda dell’indipendenza professionale con un patrimonio locale. (I suoi “ragazzi” negli anni seguenti hanno saputo condurre lodevolmente la filatura come assistenti e capo reparto).

Sua sorella Teresa, adesso suor Teresa, divenuta suora nella Piccola Famiglia della Annunziata, comunità fondata da Don Giuseppe Dossetti a Monteveglio (BO), soggiornava spesso per lunghi periodi a Praia a Mare o nella confinante Tortora. Per Antonio la presenza della sorella era di notevole valore per un continuo e prezioso confronto spirituale.

Antonio fin da giovanissimo aveva frequentato assiduamente la parrocchia di appartenenza, aveva partecipato a molti ritiri spirituali di orientamento vocazionale e così si consacrò ed emise i voti facendo la sua professione perpetua da laico nell’Istituto Secolare ”Cristo Re”, nato negli anni trenta del secolo scorso dal prof. Giuseppe Lazzati ed altri 10 amici a Milano per vivere nel mondo e per testimoniare la propria fede, impegnandosi nelle realtà terrene secondo i valori del Vangelo, ispirandosi a Cristo Re, vivendo nel mondo come laici consacrati senza alcun segno esteriore visibile, ma l’unico obbiettivo era ed è quello di edificare il Regno di Dio nella vita quotidiana.

Negli anni sessanta, dopo il rinnovamento della Chiesa con il Concilio Vaticano II, nascevano in quegli anni un po’ in tutta Italia, i primi gruppi e movimenti nuovi nella Chiesa. Anche Antonio era sensibile a queste nuove esperienze di vita ecclesiale!

A Imola lui era rimasto molto legato e aveva mantenuto i contatti con ex colleghi di lavoro e in diocesi, così contattò tre suoi amici, Don Carlo Dal Pane, Don Lindo Condoli e, successivamente, Don Domenico Spada, (divenuti nei decenni successivi tutti “giganti” nella Chiesa locale e in Vaticano), i quali avevano avviato nella Chiesa imolese una nuova esperienza di vita di gruppo, la “Gioventù Studentesca” (antenata di Comunione e Liberazione), che si rifaceva al movimento fondato alcuni anni prima da Don Luigi Giussani a Milano con un gruppo di studenti universitari, con lo scopo di invitare e ridestare nei giovani l’amore verso Cristo.

Propose ai tre giovani sacerdoti di fare un campo estivo nella nostra zona. Loro accettarono con grande entusiasmo. Da parte nostra organizzammo una bella accoglienza, allestimmo nel migliore dei modi il loro soggiorno ospitandoli e soddisfacendo tutte le loro esigenze.

Così i presbiteri imolesi nel luglio del 1967 vennero a Tortora col loro numeroso gruppo di studenti ed ebbe inizio il “campo estivo”, fatto di lavoro, svago e preghiera. Con molta affabilità si relazionarono con noi per la conoscenza delle persone e del territorio.

Per noi giovani fu un’esperienza che ci affascinava, indimenticabile, un nuovo modo di vivere la Chiesa e la vita cristiana, poiché era tutto improntato su ciò che ogni uomo ricerca, la vita soprannaturale, la ricerca di chi è l’altro, cosa si possa fare per l’altro, come ci si propone, come all’altro posso testimoniare la mia conoscenza di Dio, e tutto si faceva e si svolgeva con la preghiera e l’ascolto continuo della parola di Dio nel quotidiano.

L’esperienza fu ripetuta altre volte a Tortora e nel territorio negli anni successivi, pertanto, dato l’affetto per quel simpatico gruppo romagnolo, se volete anche la riconoscenza per il regalo che i sacerdoti e i loro ragazzi ci avevano fatto, il legame con gli imolesi ancora oggi non si è mai interrotto a distanza di oltre cinquant’anni.

Volevamo provarci pure noi a formare un gruppo permanente, pieni di entusiasmo per la novità che avevamo vissuto con quella incisiva esperienza, cercando di impegnarci in ciò che ci veniva chiesto. Chiedemmo aiuto a Don Antonio, allora per tutti Sig. Rossi, ma per noi solo Antonio, come amico e fratello maggiore, considerando la sua esperienza ecclesiale e ciò che lui stesso sperimentava e viveva all’interno della Chiesa, speravamo che ci aiutasse nella nostra ricerca. Accettò volentieri, anzi lui stesso si propose di guidarci e aiutarci, come un fratello maggiore, così iniziò anche per lui questa nuova esperienza guidandoci con capacità e discernimento della grazia di Dio, nella crescita della ricerca della fede, ci istruiva con amore fraterno e paterno nell’ascolto della Parola di Dio.

Cominciammo a incontrarci due volte a settimana. Il mercoledì leggevamo e commentavano la parola di Dio, iniziammo con leggere in maniera continuativa il Vangelo di San Luca, partendo dall’infanzia di Gesù, successivamente leggemmo gli Atti degli Apostoli meditando la vita della Chiesa dal suo inizio. Proseguimmo con il Pentateuco e altri libri della bibbia. Iniziò così la nostra avventura di vita nuova alla luce di ciò che ci chiedeva il Signore. Leggevamo i documenti ufficiali della Chiesa partendo dalle costituzioni conciliari. Iniziava una nuova storia anche per la Chiesa universale! Antonio ci indicava sempre di vivere con la Chiesa, per la Chiesa, nella Chiesa ed a servizio della Chiesa, e ci diceva: “fuori della Chiesa non c’è salvezza”. Ci confrontavamo ogni volta sul percorso che stavamo facendo, avviando i primi ritiri spirituali, vissuti in maniera totale nell’ascolto e nella preghiera. Iniziammo con alcuni fatti avvenuti in momenti particolari dell’anno liturgico, successivamente li facevamo con cadenza mensile, era sempre Antonio a guidarli, era ancora laico.

Il secondo incontro settimanale lo facevamo il sabato, iniziato con gli imolesi, leggendo e meditando le letture della domenica successiva. Don Carlo si era raccomandato di non trascurare mai quest’incontro anche se fossimo stati solo in due. Promessa mantenuta, infatti quell’incontro dopo oltre mezzo secolo si fa ancora oggi!

A quel tempo questo modo nuovo di vivere all’interno della stessa Chiesa non era ancora ben accetto. Solo qualche sacerdote ci stava vicino, perché dicevano che un laico non era preposto a parlare di Scritture e documenti ecclesiali, ma Antonio ci spronava a non mollare, se era volontà di Dio il Signore avrebbe “tracciato le strade”. Ci sosteneva e ci incoraggiava, chiedendoci di pregare e di non ascoltare gli uomini in queste cose, ma il Signore nella sua Parola.

Come avrete notato l’esperienza con gli imolesi ci aveva cambiati, i nostri cari amici avevano piantato un seme dentro di noi che Antonio aveva costantemente annaffiato, nutrito e curato. Eravamo felici! Avevamo una forte nostalgia del gruppo di Imola che ci aveva testimoniato questo modo nuovo di vivere nella Chiesa. Decidemmo: “andiamo noi a Imola!” Era il mese di marzo del 1968 quando andammo la prima volta.  Naturalmente Antonio Rossi era con noi e guidava la sua macchina, per alcuni di noi era il nostro primo viaggio così lungo fuori Tortora. Eravamo: io, Angelo, Pietro Cunto, Antonio Petrucci e Nicola Iorio. Incontrammo tutti gli amici che avevamo conosciuto nell’estate precedente a Tortora e vivemmo con loro alcuni momenti di vita di gruppo, restammo con loro qualche giorno, ci ospitarono nelle loro famiglie accogliendoci con gioia ed entusiasmo. Una grande gioia anche per Antonio e per noi stessi! Il nostro viaggio fu scandito da momenti di preghiera e ascolto della Parola di Dio. Durante il viaggio facemmo due tappe prima di arrivare ad Imola. La prima all’Abbazia di Montecassino (FR), luogo di preghiera e di ascolto, la seconda a Bolsena (VT), luogo del miracolo Eucaristico con visita e preghiera anche al bellissimo Duomo di Orvieto. Per il nostro Antonio anche i viaggi erano momenti di conoscenza e di vita ecclesiale, imperniati sulla Parola e sull’ Eucarestia, sull’essenzialità della vita del cristiano, con l’ascolto della Parola, con la preghiera, con l’adorazione e contemplazione, con l’operosità nella carità. Questo è ciò che ci ha trasmesso sin dall’inizio!

Memorabile per molti aspetti fu anche il viaggio/pellegrinaggio che tutto il gruppo fece a Barbiana (FI) dopo aver letto il libro “Lettera a una professoressa” di don Milani, per conoscere da vicino l’edificante esperienza educativa sperimentale avviata e animata da don Lorenzo Milani in questo paesino del Mugello.

Quando vedeva che eravamo stanchi e facevamo fatica era pronto a scuoterci per farci riprendere il cammino, aiutandoci nella crescita spirituale, dandoci gli stimoli per farci amare sempre di più il Signore, spronandoci a proseguire la strada della conoscenza sempre più profonda. Ci diceva di “andare fino in fondo con l’amore e la donazione totale al Signore per essere a servizio degli altri”. Lui, già da laico, si prendeva cura di ogni singola persona, dai piccoli ai più grandi. Non faceva differenza di età, perché diceva che ogni persona è figlio di Dio, come tutti noi, quindi nostro fratello, figli dello stesso Padre.

Per Antonio era molto chiara la veduta della Chiesa come comunità, infatti quando andava a far visita a qualche famiglia o persona il più delle volte qualcuno di noi era presente, perché diceva che non era solo lui ad andare, ma il gruppo, in quanto membra della Chiesa, nel nome di Gesù Cristo, rifacendosi alla frase del vangelo: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”. Questo lo sottolineava sempre anche al nostro gruppo, perché era fondamentale la presenza di Gesù Cristo e diceva che ogni cosa che avremmo fatto, l’avremmo fatta per il Signore.

Agli inizi degli anni settanta, Antonio ci fece conoscere la sua comunità dell’Istituto Cristo Re, attraverso la quale conoscemmo un modo nuovo di relazionarci con il Signore, rafforzando il nostro modo di testimoniare la fede nel mondo, nello stato di vita che ognuno di noi viveva da cristiano.  Iniziammo anche con questi fratelli una meravigliosa esperienza, sempre rafforzando quello che già stavamo vivendo, arricchendo sempre più la nostra vita cristiana e a vivere la nostra fede in una maniera più profonda.  Partecipammo, assieme ad Antonio, per qualche anno, ai loro esercizi spirituali, che ogni anno si tenevano ad Erba in provincia di Como e per qualcuno di noi questa nuova esperienza fu una scelta di vita. Infatti, uno dei nostri amici, Nicola Iorio, entrò a far parte della comunità, emise i voti perpetui e fece la sua professione solenne nella festa di Cristo Re il 26 novembre del 1979, anche lui guidato e sostenuto da Antonio.

Nel 1974 gli fu proposto un nuovo lavoro in Sardegna, a Villacidro (CA), come responsabile di produzione nell’azienda tessile Filati Industriali. Accettò, sempre con lo spirito col quale aveva accettato di mettersi a disposizione a Praia a Mare.

Anche in Sardegna, oltre al lavoro che viveva in maniera conforme al suo stile di vita cristiana, tutte le mattine prima del lavoro andava a messa. Era costante nell’ascolto della parola di Dio attraverso la liturgia delle ore. Si prodigò nella parrocchia dove viveva nella testimonianza cristiana formando anche qui un gruppo di famiglie e giovani aiutandoli nella ricerca della fede. Restammo sempre in contatto, periodicamente ci scriveva, uno ad uno. Alcuni di noi lo andarono a trovare a Villacidro e ci incontrammo anche con il gruppo col quale siamo sempre rimasti in contatto, (ultimo incontro a Villacidro nel 2019), qualcuno di loro ha ricambiato la visita venendo a trovarci a Tortora. Nacquero in questo gruppo delle belle vocazioni femminili e maschili. Nell’isola rimase fino al 1979.

Nel giugno dello stesso anno fece ritorno in Calabria, riprendendo il posto di lavoro alla Marlane (la fabbrica nel frattempo aveva cambiato nome e proprietà) lasciato alla partenza per la Sardegna.

Era il periodo di Avvento dell’anno 1976 ed in una delle sue lettere al gruppo, scriveva: “Il mio desiderio era quello di poter scrivere a ciascuno una lettera personale, come fatto finora, tanto più che l’Avvento che stiamo vivendo, con l’approssimarsi del Natale di Gesù, induce a rinnovare e rinfrescare i motivi della nostra amicizia, nata e voluta da Lui. Ma bisogna, purtroppo, fare i conti con il tempo a disposizione che, grazie a Dio, non è più tanto abbondante come prima, dico “grazie a Dio”, perché come capita, si tratta di un crescente numero di prestazioni alle quali sono chiamato sia nella Chiesa, sia nel lavoro. Sento che le cose da comunicare sono tante, ma non le ho così maturate da poterle disporre con ordine come piacerebbe a me; l’importante, comunque, è comunicare…Vedete dunque di restare uniti con noi e tra di voi per ringraziare il Signore, ma anche per supplicarlo che non permetta mai che, per la nostra malizia e fragilità, ci separiamo da Lui. Restiamo nella comunione fraterna, particolarmente nella notte di Natale…un caro abbraccio Antonio”.

Quando lo accompagnavo nei suoi vari viaggi, alcuni dei quali per recarsi dai suoi familiari al Nord, tutti avevano un denominatore comune, erano sempre mirati all’aiuto, al sostegno delle persone che si andava a visitare, per far sentire sempre la nostra presenza, ed il nostro affetto. Ogni viaggio era programmato con varie tappe, sostando in ogni luogo dove c’erano i nostri amici e conoscenti vari. Ovunque si andava si parlava della nostra esperienza di vita cristiana, delle cose che ognuno di noi nel proprio stato era chiamato a vivere.

Per lui le cose fondamentali erano il perdono, il saper chiedere scusa ed il sapersi relazionare con l’altro, amando l’altro, fare la ricerca continua del Signore e vivere l’amore verso di Lui. Ciò che ha trasmesso in maniera costante è stato “L’Amore verso Dio, l’Amore verso il prossimo”. “L’altro si ama così com’è, non a nostro piacere, ma a piacere e volontà di Dio. Da qui scaturisce tutta la nostra vita cristiana!

Intanto era maturata in lui la vocazione al sacerdozio, nata dai colloqui che lui aveva con le persone, perché diceva: “da quello che mi hai detto, manca solo che ti dia l’assoluzione, forse che il Signore mi indichi la strada per dare questo sacramento? Preghiamoci su!”.

La preghiera aveva mosso lo Spirito! Così iniziò i suoi studi di teologia presso il seminario regionale “San Pio X” di Catanzaro. Completati gli studi venne Ordinato Diacono il 21 giugno 1981, (festa del Corpus Domini), ed il 21 novembre dello stesso anno, durante la festa della Presentazione della Vergine Maria e Primi Vespri della Festa di Cristo Re, nella Cattedrale di San Marco Argentano, dall’allora vescovo monsignor Augusto Lauro, venne ordinato Sacerdote.

Ancora una volta don Antonio aveva risposto “accetto!”.

Accetto, accetto, accetto…Quante volte abbiamo sentito questa disponibilità e obbedienza al Signore che lo ha chiamato e voluto in molti luoghi diversi? Tante, tantissime volte!

Alla sua ordinazione sacerdotale erano presenti numerosi amici e fratelli di fede e di comunità, venuti da varie parti d’ Italia, amici della Sardegna, dal Veneto oltre a tutti i suoi parenti ed amici, dalla Romagna, dalla Lombardia, dal Trentino, dalla Toscana, dalla Puglia, dalla Sicilia, dal Lazio, e altri.

Venne nominato subito parroco nella chiesa di Aieta (CS), nella parrocchia Santa Maria della Visitazione. In questo paesino montano, confinante con Praia a Mare e Tortora iniziò il suo primo ministero da sacerdote e vi rimase per circa sei anni.

Nel 1986 venne nominato parroco a Tortora (CS) e il 19 ottobre fece il suo ingresso nella parrocchia San Pietro Apostolo nel centro storico del Comune e qui, per stare vicino e a disposizione dei parrocchiani, trasferì anche la sua residenza. Vi rimase fino al giorno della sua morte avvenuta il 2 marzo 2004.

A Tortora ha continuato il suo ministero sacerdotale con presenza costante tra la gente, tra le famiglie. Non c’era occasione, sia di festa che di sofferenza, che lui non fosse presente.

Trasferì la sua esperienza laicale nella vita sacerdotale, quello dell’essere per l’altro, di essere a servizio dell’altro. 

Quando don Antonio ritornò a Tortora da parroco iniziò in questa parrocchia una nuova vita. Si propose alla vita della parrocchia nella totalità, con la presenza costante a tutte le persone, dai più piccoli al più anziano. Non c’è stata casa, o famiglia, o singola persona, che non sia stata da lui visitata, in paese e nelle varie frazioni montane.

Avviò in parrocchia alcuni gruppi e movimenti: gruppo biblico, gruppo famiglie, movimento neo- catecumenale, Rinnovamento Carismatico Servi di Cristo Vivo. Aprì a qualsiasi forma di associazionismo che potesse far crescere le persone all’amore verso l’altro e il Signore.

Con la sua presenza discreta e il sostegno costante sono nate negli anni alcune vocazioni sacerdotali. Ancora più numerose sono state le vocazioni femminili, tant’è che molte ragazze hanno emesso i voti consacrandosi secondo la Regola della Piccola Famiglia della Annunziata di Monte Sole a Marzabotto. Alcuni si sono consacrati al Signore nella vita laicale, altri si sono donati in totalità al servizio della Chiesa con il Diaconato e i vari ministeri. Tutte queste vocazioni hanno dato e danno tutt’ora nel nostro territorio e fuori, come anche in Sardegna, supporto soprattutto alle famiglie verso le quali don Antonio era particolarmente attento, come si può constatare dalle sue omelie.

La sua affabilità e la sua disponibilità erano ammirate da tutte le persone che lo hanno conosciuto, la sua spiritualità era presente per ogni evenienza e messa a disposizione per ogni cosa che potesse aiutare l’altro.

Nell’estate del 2003 facemmo a Tortora uno degli ultimi incontri in cui erano presenti anche numerosi fratelli del “primo gruppo”, durante la messa in suffragio di Mario Palmieri, uno dei suoi figli e fratello spirituale, deceduto circa tre mesi prima in giovane età a Toscanella (Bo), (sette Km. da Imola).

In quell’incontro/celebrazione ci esortò accoratamente all’unità! L’unità del suo gruppo era per don Antonio estremamente importante, se si accorgeva di qualche malumore fra di noi ne soffriva moltissimo.

Infine ci chiese di stare sempre vigili affinché il maligno non si insinuasse mai fra di noi. Nelle sue omelie troveremo molte volte questa esortazione!

Concludemmo con una delle sue ultime benedizioni presa da San Francesco di Assisi affidandoci singolarmente al Signore:

“Il Signore ti benedica e ti custodisca.  

Ti mostri la Sua Faccia ed abbia misericordia di te. 

Volga a te il Suo sguardo e ti dia Pace. 

Il Signore ti benedica.”

Angelo De Francesco

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